Zona franca nel sud-est, Torchi ci prova, ma….


Il sogno della zona franca nella parte sud-est della Sicilia si potrebbe anche realizzare. Se ciò avvenisse sarebbe un bel colpo ed il territorio ha tutti i requisiti perché un così ambito riconoscimento arrivasse dal Governo centrale. Ne è convinto anche il sindaco di Modica Piero Torchi che ha già preso l’iniziativa di portare all’attenzione il territorio interessato.

“Dopo la selezione da parte del Cipe dei criteri per la individuazione delle aree territoriali in cui insediare da qui a sei mesi le nuove “zone franche”, tra cui tre in Sicilia, il “Sud –Est”, ed in particolare la parte orientale delle province di Ragusa e Siracusa, sarà presentata, con determinazione la candidatura al Governo regionale ed al prossimo Governo nazionale”. La storia e la prospettiva di questo territorio omogeneo e coeso rispetto ad un unico progetto di sviluppo candida di fatto l’area sud orientale della Sicilia ad ospitare una delle tre zone franche.

 

La prossimità con l’area euromediterranea di libero scambio che si concretizzerà a partire dal prossimo 2010 rende consapevole la decisione in un’ottica di vera programmazione da parte della Regione, creando un circuito virtuoso attorno alle due più importanti infrastrutture del bacino: il porto di Pozzallo ed il costruendo aeroporto di Comiso. Altre scelte avrebbero una logica assistenziale e difficilmente innescherebbero processi di sviluppo vero e soprattutto attirerebbero investimenti locali e stranieri, generando quell’effetto moltiplicatore che è il fondamento dell’iniziativa in termini economici. Non appena i nuovi governi si insedieranno chiederemo un incontro a nome del distretto con i riferimenti istituzionali regionale e nazionali al fine di presnetare la proposta nel dettaglio e produrre dati e cifre che possano giustificare tale scelta.”

 

Ma non è tutto semplice, anzi.. C’è poco da sperare. Nel sud-est potrebbe nascere una zona franca in un’area con 30.000 abitanti secondo quanto affermato dalla direttiva della Commissione Europea e recepita nell’ultima finanziaria. Infatti.

“Le zone franche ultima versione potranno essere attivate non più solo al Sud ma anche in aree ricche del Nord Italia, purché i singoli quartieri siano caratterizzati da “degrado urbano e sociale”. Altra novità è il tetto massimo di residenti nell’area incentivabile, pari a 30.000 persone. La terza novità è che non si fa più ricadere l’agevolazione nella norma-salvatutti del de minimis: ciò consente incentivi maggiori rispetto al tetto di 200.000 euro in un triennio per ciascuna azienda. Le zone franche prevedono, per le attività insediate dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2012, una sostanziale esenzione dalle imposte nazionali, regionali e comunali per 5 anni, con l’esonero dal versamento dei contributi per i dipendenti. Anche le aziende già attive al 1° gennaio 2008 potranno godere degli incentivi, ma solo se rispetteranno il limite del de minimis. Sono del tutto escluse le imprese operanti in settori particolari: automobili, cantieristica, fabbricazione di fibre tessili, siderurgia e trasporto stradale.Resta l’incertezza sui tempi. La norma, per entrare in vigore, deve ottenere l’autorizzazione della Commissione Ue. Ma, soprattutto, occorre definire i confini delle zone franche urbane, nel rispetto del limite di 30.000 abitanti e del tetto di spesa di 50 milioni l’anno. C’è il rischio che anche stavolta la guerra dei campanili – tra 20 regioni e non più solo tra otto – porti a una paralisi delle decisioni.” 

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