Le Balentes, paladine del canto tradizionale sardo


Le Balentes( Stefania Liori, Giuliana Lostia di Santa Sofia ed Elisabetta Delogu) hanno deliziato il pubblico che affollava la Pinacoteca di Palazzo Grimaldi in occasione del concerto organizzato dall’Associazione The Entertainer in collaborazione con la Fondazione Grimaldi.

balentes1.jpgTre voci delicate, potenti, perfettamente intonate tra loro. Le tre protagoniste si possono considerare le paladine moderne del canto a tenore, inserito dall’UNESCO, nelle liste del Patrimonio orale e immateriale dell’Umanità.

balentes21.jpgGrazia e freschezza per una tradizione antica che rifiorisce dalle voci di Stefania Liori, Giuliana Lostia di Santa Sofia ed Elisabetta Delogu e dall’emozione che le tre provano cantando.

Accompagnandosi con piccole – ad eccezione delle congas suonate dalla Delogu – percussioni e sostenute dalla chitarra di Pino Montalbano e dal basso di Pier Paolo Liori, La Balentes hanno proposto un ricco programma con brani originali e brani della tradizione sarda, ovviamente con rivisitazione personale.

pubblico-balentes1.jpgNel finale anche tre brani molto popolari : La bambola di Patty Pravo, Volta la carta di Fabrizio De Andrè e Spunta la luna dal monte dei Tazenda.

Toccanti e estremamente attuali gli interventi letterari selezionati da Lillo Contino e Giovanni Spadola interpretati da Simonetta Cartia e dallo stesso Spadola. Estratti da Quaderni del carcere di Antonio Gramsci, Cenere di Grazia Deledda e Sardegna tra emigrazione lingua e tradizione di Giuseppe Dessì, i testi hanno aggiunto pennellate importanti al già ricco affresco sulla cultura sarda.

Ancora Sardegna con il drink organizzato dal Caffè Hemingway, occasione per complimentarsi con gli artisti ospiti dopo il concerto.,

Stefania Liori all’inizio ha raccontato le origini del gruppo «abbiamo giocato a “rubare” dal repertorio maschile. Musicalmente, è ovvio; ma anche per il nome. Balentes veniva usato per indicare i ladri di bestiame; traslando, dunque, ha il significato di fieri, valorosi. Ci sembrava divertente e ironico usare per tre donne un nome che deriva da un concetto tipicamente maschile»

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