Commercianti e artigiani: una valanga di debiti con l’INPS


Una valanga di debiti! I commercianti e gli artigiani della provincia di Ragusa devono all’Inps, attraverso la Serit, 89 milioni  di euro, al 31 dicembre 2006, per contributi non versati dal 2000 al 2006. E manca ancora il dato relativo al 2007 che farà lievitare ulteriormente la somma complessiva del debito.

Una vera e propria mina vagante per l’economia di questa provincia che sta creando problemi enormi alle due categorie di operatori e di contribuenti. Molte aziendine sono sull’orlo del collasso e rischiano la bancarotta.

Nella morsa del debito si trovano oltre 21 mila contribuenti commercianti o oltre 26 mila artigiani per  oltre 55 mila cartelle esattoriali che reclamano importi comprensivi di sorte capitale, ritardato pagamento, interessi ed accessori vari.

La questione è nota da tempo, ma nulla si è fatto. Conoscono il problema, le banche, il Prefetto, la Provincia Regionale, la Camera di Commercio, le associazioni di categoria, i sindacati e i consorzi fidi della provincia. Si discute del sesso degli angeli, si organizzano tavoli tecnici, si succedono incontri, ma la questione, malgrado la buona volontà degli interessati a pagare, rimane irrisolta.

C’è una sorta di blocco, o meglio la classica situazione del cane che si morde la coda..

Da parte sua l’Inps non si muove ed è in attesa che i procedimenti di contenzioso vadano a buon fine, per incassare la sorte capitale. Dall’altra parte i contribuenti delle due categorie che non  sono, a volte, nelle condizioni di poter saldare il debito neanche ratealmente con la diluizione della somma dovuta in 72 mesi.

Accade, infatti, che la Serit in molti casi ha fatto scattare i pignoramenti immobiliari, cosa che di fatto ha comportato che il commerciante e l’artigiano sia stato emarginato dal sistema creditizio e per cui non solo non può chiedere nuove aperture di credito, ma deve, invece, in fretta rientrare dalle posizione e si è visto ridurre il plafond di affidamento.

Quando poi il debito supera una certa cifra, la Serit, prima di dilazionarlo chiede il rilascio di una fideiussione bancaria  o assicurativa a garanzia che i contribuenti non riescono ad attenere perché il sistema creditizio la declina per le iscrizioni negative nella banca dati.

Si è tentato di ottenere la riduzione o l’abbattimento degli interessi di mora per il ritardato pagamento, ma la risposta è stata picchè. Lo stesso è valso per eventuali, ma poco ipotetici, condoni.

Il risultato è questo. Un contribuente che deve  30 mila euro all’Inps per i sei anni di riferimento e al quale hanno già messo le ipoteche sulla casa di proprietà, allo stato, rischia di vedersi venduta la casa all’asta, che magari vale molto di più,  per  poi ricevere, tra due-tre anni, la classica pensione di 700 euro al mese.

I commercianti e gli artigiani per pagare il loro debito cercano delle soluzioni che intervengano per favorire il pagamento delle cartelle esattoriali con comode rate, come previsto dal decreto “mille proroghe”. Il sistema bancario è chiamato a fare la sua parte, ma anche i consorzi fidi, la Prefettura e la Camera di Commercio. Un’idea potrebbe essere quella di utilizzare i fondi antiusura per rilasciare fideiussioni a garanzia dei contribuenti che vogliono pagare a rate. Si potrebbe addirittura chiamare fondo ” ANTEusura”, altrimenti, prima o poi, queste categorie saranno nella morsa degli usurai pur di salvare l’immobile e garantirsi il minimo della pensione.

tratto da Il Dialogo aprile 2008

2 pensieri riguardo “Commercianti e artigiani: una valanga di debiti con l’INPS

  1. l’articolo è molto interessante.
    A mio avviso, solo una cosa non è chiara: per quale motivo tutte queste persone si ritrovano con debiti così onerosi nei confronti dell’INPS ?
    Grazie a chi può chiarire.

  2. Il problema grave è rappresentato dal fatto che esistono degli “emeriti incompetenti” che hanno semplicemente deciso a tavolino che, artigiani e commercianti, da 0 a 14.000 euro di reddito debbano pagare almeno i contributi minimi ,che ammontano a circa 2.800 euro annui. Ci vuole così tanto a decidere di far pagare sulla scorta di quanto relmente si guadagna ? non si riesce a capire che con le attuali irrazionali regole si porta questa categoria di lavoratori ad avere , soprattutto in periodi di crisi come questo, serissimi ed insormontabili problemi? Mi piacerebbe tanto sapere chi è stato l’imbecille che ha approntato l’attuale sistema contributivo

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