La democrazia del sindaco Abbate, interrogazione di Ivana Castello sui manifesti


manifesti_castelloCome ben sa, martedì 9 febbraio 2016, lei si è resa responsabile di una decisione antidemocratica assolutamente illegittima. La sottoscritta aveva presentato istanza il 29 gennaio alla «Commissione» competente, al fine di affiggere una cinquantina di manifesti.

La domanda, non si capisce perché, non è stata protocollata. Ho pagato la somma di 75 euro che, per affiggere 50 manifesti formato 50 x 70 centimetri, mi è parsa eccessiva rispetto al servizio e rispetto anche ai più elementari criteri di esercizio della democrazia.

I manifesti, muniti della data di scadenza (18 febbraio 2016), sono stati affissi la mattina del 9 febbraio, intorno alle 9, da un dipendente della Multiservizi. Un’ora dopo è arrivato l’ordine che i manifesti affissi lungo il corso Umberto fossero immediatamente coperti. Mi trovavo al corso e mi sono limitata, aiutata spontaneamente da alcuni incuriositi cittadini, a filmare e a fotografare le operazioni di copertura. Si dice che l’ordine sia venuto direttamente da lei. Una ragione di tanta solerzia deve pur esserci, mi sono chiesta, considerato che l’attacchino è persona civilissima che conosce il suo mestiere e distingue le strutture di fissaggio dei manifesti in base alla loro destinazione. Non è di tutti i giorni, insomma, che egli, dopo aver incollato i manifesti, riceva l’ordine di coprirli, vedendosi, così, smentito nel lavoro che ha sempre e secondo regolamento compiuto.
Per altro osservo che negli stessi supporti erano stati affissi, ed è documentato con foto e film, altro tipo di manifesti, da quello per incoraggiare a votare due noti giovani cantanti a Sanremo a quello che annunciava un convegno sulla scherma. E nessuno di essi è stato coperto.
Le domande a cui lei deve rispondere, a questo punto, sono due:
1. quali sono le ragioni per cui ha fatto coprire il manifesto? Non mi venga a dire che il supporto è destinato a manifesti istituzionali, poiché sarei costretta a ricordarle l’articolo 25 del Regolamento comunale delle affissioni, distingue i manifesti in tre tipi:
– quelli per finalità istituzionali;
– quelli per comunicazioni funerarie;
– e quelli per finalità commerciali.
Il mio non era commerciale né funerario, per ciò va ritenuto istituzionale. E non può essere altrimenti se si considera che il manifesto tratta di finanza pubblica in un Comune quasi al dissesto e, sopratutto, che è proposto da un consigliere comunale nell’esercizio delle sue funzioni.
Il consigliere, caro sindaco, quando compie una comunicazione al Consiglio o pone un’interrogazione al capo dell’amministrazione, rappresenta un’istituzione che si rivolge ad un’altra istituzione e svolge il compito, anch’esso istituzionale, per cui è stato eletto. Quando, tuttavia, informa il popolo, non si rivolge ad un’istituzione, bensì al padrone delle istituzioni. E in questo senso è obbligo di chiunque amministri dargli tutto lo spazio possibile, farlo accomodare e, magari, se lo sa fare, contestare il contenuto delle sue affermazioni. Nessuno, in regime democratico, può impedire l’adempimento di compiti istituzionali. Chiunque impedisce che un consigliere dialoghi col popolo che l’ha eletto, è anti-democratico o ha qualcosa da nascondere. Diversamente sarebbe felicissimo di rispondere e controbattere. La democrazia, è un concetto ideale a cui l’umanità non può rinunciare e non perché costituisca il miglior metodo di governo, bensì perché rappresenta un baluardo logico contro ogni degenerazione dell’organizzazione sociale e del suo governo;
2. non si è sempre detto che il politico ha compiti di indirizzo e la struttura impiegatizia compiti gestionali? La copertura dei manifesti, dunque, è compito di gestione o di indirizzo? Si insegna che appartiene alla gestione. Spettava, per tanto, alla posizione organizzativa competente. Che c’entra, dunque, il sindaco? O la divisione delle funzioni va reclamata solo se conviene? Si rende conto che il suo comando costituisce un’ingerenza nei compiti gestionali senza, per altro, che ne fosse informato il dirigente competente? Le segnalo che le innumerevoli autorizzazioni da lei assentite per affiggere manifesti gratuitamente e che nulla hanno da spartire col Comune che amministra, nelle postazioni vietate solo alla Castello, rappresenta un abuso di potere, costituisce danno erariale ed è un modo improprio di produrre consensi.
Un avvertimento, infine. Non pensi, in futuro, di ripetere l’odierna esperienza per impedire ulteriormente l’opposizione. Tutto lei potrà fare, tranne che questo. L’opposizione le dà la possibilità di ampliare le aree del dibattito, anche mediante l’uso dei manifesti: il dibattito è democrazia e la democrazia deve costituire l’anima di ogni azione di governo. Almeno secondo la Costituzione. Diversamente la strada è sbarrata. E non gliela sbarro io o la politica paesana, ma la legge.

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